Andrò a farmi un goccetto 
domenica, dicembre 17, 2006, 23:28
La via per la liberalizzazione della coltivazione dell'Erba Medica passa da una sola porta: l'uso medicinale.

Quando lo Stato dovrà riconoscere l'uso medicinale dell'Erba Medica e i suoi derivati allora dovrà scontrarsi con il problema dell'approvvigionamento e non potendosi rivolgere alla malavita o all'importazione illecita dovrà concedere la coltivazione della pianta.
Si passa da qui. Scordatevi tutto il resto.
In Italia sarebbe come togliere le pensioni a chi non ne ha diritto: impossibile.

È risaputo che esistono soprattutto varietà specifiche per la produzione di fibre tessili, cellulosa, olio, biomassa e semi, varietà delle quali il nostro belpaese era il leader continentale fino a 70 anni fa e alcuni dei migliori incroci mai ottenuti dall'uomo sono oramai persi per sempre.

Una piccola percentuale di queste varietà è utilizzata per scopi medicinali e ricreazionali e questa esile fettina si prende carico di demonizzare un'intera specie vegetale, che non è arrivata ai giorni nostri come la gramigna, disturbando continuamente lo strapotere dell'Uomo ma che di costui è stata per secoli una fonte inesauribile di risorse.
È un po' quello che succede in Italia con i Pacs. Un sistema di leggi che permette alle coppie di fatto di costruirsi dei diritti e dei doveri reciproci ma che viene discusso esclusivamente in funzione del punto di vista di una coppia gay, cioè di una piccolissima percentuale degli interessati.
Se si parlasse delle coppie normali che vivono da anni con figli e doveri come una normale coppia sposata forse non sembrerebbe così strano che tutto ciò sia regolamentato da leggi dello Stato. Anzi, è molto più anomalo il contrario.

Lo stesso vale per l'Erba Medica.
Conviene puntare sul 95% dei suoi utilizzi per far capire all'opinione pubblica di cosa stiamo parlando.

Eliott Ness, negli Intoccabili dopo aver rischiato la vita e dopo averla spesa interamente al contrasto del uso dell'alcool quando gli chiedono cosa farà dopo la fine imminente del proibizionismo, replica senza esitare "Andrò a farmi un goccetto".



La Pinta

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LE VOCI DEL BOSCO 
venerdì, dicembre 1, 2006, 21:52
Molti lo avranno conosciuto solo dopo la sua apparizione a "Le invasioni barbariche" con Daria Bignardi nelle sue interviste e altri invece, appassionati di montagna, ancora prima.
Lui è Mauro Corona, scultore, scalatore, scrittore, nuovo messia della semplicità, del rapporto con la natura, punto di riferimento per giovani postmoderni che ripudiano il modello di vita alienante imposto da questa nostra società.

Vi invito a leggere qualcuno dei suoi libri, oggi, che nonostante 700.000 copie sui comodini è ancora uno sconosciuto dal sistema mediatico, un puro; e vi invito a riflettere su una semplice teoria: gli uomini come gli alberi.

da LE VOCI DEL BOSCO
(Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 1998)

"Le pagine di questo libro non contengono un trattato di botanica e nemmeno parole di assoluta verità. Ciò che in esse vi si potrà leggere sono "verità personali" suscitate da riflessioni indotte da oltre quarant'anni di vita nei boschi e dialoghi con le piante. Durante questo lungo tempo, ho capito che tutto, in natura, ha un proprio carattere, una personalità, un linguaggio, un destino. Osservando e ascoltando con attenzione il creato, è possibile udire la sua voce...
Gli alberi non si spostano, ma possiedono un loro carattere che comunicano in vari modi: con la bellezza, con l'oscillazione delle fronde, con la consistenza delle fibre. E anche con la diversa reazione che hanno nei confronti di chi li tocca. In queste righe si parla di loro e di uomini: a volte bene e altre male... e così il cattivo, senza quasi rendersi conto, proverà simpatia per il sambuco, il buono per il larice, il sempliciotto per il faggio, l'elegante per la betulla, il cocciuto per il carpino e via dicendo..."
Mauro Corona

Oppure leggetevi i profili che traccia per ogni varietà di albero che incontra sulle sue montagne e scoprirete di che legno siete fatti.

La Pinta

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Buoni clienti 
venerdì, novembre 24, 2006, 02:46
Ci chiediamo: come si sentirà l'attuale opposizione ad aver perso le elezioni per una legge sull'ErbaMedica, inserita furtivamente in un decreto ministeriale per le Olimpiadi a un passo dalla vittoria?
Su 5 milioni di consumatori abituali e ufficiali in Italia, 25.000 che avevano un vaso sul balcone, la scorsa primavera, si sono scoperti improvvisamente dei fuorilegge.
Bisognava rimediare, non votare per questo Parlamento, ma votare contro la galera. Bè sono bastati.
Cinque milioni di voti sono un bel partito, un partito però silenzioso che non può esposrsi, che si deve rinnegare, che non può votare per un solo hobby. L'Italia ha bisogno d'altro. Ma basta una legge, nel momento sbagliato per deviare gli interessi di migliaia di persone.
Esiste un mercato, esistono acquirenti e venditori, produttori e commercianti, esistono navi che possono attraversare gli oceani facilmente e attraccare con un piccolo obolo in qualsiasi porto albanese. Esistono persone disposte a traversare una lingua d'acqua per molto meno di un lauto guadagno. Esiste una disperazione latente che fa compiere le azioni più scellerate, esistono e crescono continuamente giovani annoiati in cerca di avventura, di una botta di guadagno facile.
Esiste e persiste tutto ciò eppure vorremmo ignorarlo fingendo che non esista.

Esiste, esisteva una pianta in Italia che era l'orgoglio della biogenetica nazionale, per secoli. Una pianta che sopravvive in un paese clandestina, sotto milioni di watt enel pagati profumatamente, che producono disastri ambientali e patrimoniali, nel Paese del sole.
Scantinati umidi bombardati di lumen, tonnellate di concimi chimici strapagati alle furbe aziende olandesi. Cervelli storditi dall'ignoranza comune e mai da una pianta.

Scappare, andarsene, con i piedi, con la mente, ma dove? È impossibile. Se parti da un punto e cammini sempre avanti dritto finisce che ritorni esattamente lì.


La Pinta

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L'Italia Mondiale 
martedì, giugno 6, 2006, 00:55

Mi piace questa vigilia dei Mondiali.
Un giorno ringrazieremo questo clima di disillusione dettato dagli ultimi scandali. Mai che io ricordi si è visto un simile silenzio dei media in prossimità del Mondiale. Gli anni scorsi, a quest'ora c'erano le urla imprecanti di Biscardi e la sua combricola per questo e quel giocatore, per questa e quella scelta. Processi e dichiarazioni a suon di referendum a tenere quei 20 somari che abbiamo mandato all'estero a rappresentarci innanzi al Mondo più davanti ai microfoni che in campo ad allenarsi.
Quest'anno niente.

Mi chiedevo perchè la giustizia sportiva avesse fatto esplodere questo scandalo in quel preciso istante. A una prima analisi mi sembrava una mossa scellerata: una paio di settimane prima della fine del campionato con scudetto da assegnare, un mese prima di un Mondiale. Follia.
Poi l'arbitro destinato ai Mondiali è stato ritirato e una motivazione si è trovata. Non sarebbe stato corretto far godere a una persona immeritevole l'onore di parteciparvi e sarebbe stato pericoloso rischiare un finale di campionato con partite condizionate.
Un po' mi hanno convito, questa volta, gli sbirri.

Mi sento positiva. Una squadra che si porta addosso l'obbligo di rivendicare la propria estraneità ai fatti mi fa pensare a dedizione superlativa. Questa volta non ci sono scuse, niente processi televisivi, solo roba da tribunali, cose lunghe insomma.

Io credo che in fin dei conti quel che si è scoperto nel nostro calcio non sia più grave o penoso di quanto abbiamo visto già. L'unico punto che non merita intransigenza è la posizione degli arbitri.
Un arbitro imparziale e condizionante è un'immagine pessima della nostra società, ma anche conosciuta, popolare.
Quelli che ho sentito definire scandaletti come il calcio scommesse con i giocatori incriminati penso siano stati molto più dolorosi di questo attuale. Non posso immaginare uno sportivo in campo osannato e idolatrato sbagliare per sua volontà un gol, un portiere che non para, un difensore che non difende. Questa è la sola morte dello sport.
L'arbitro, in uno stadio pieno se lo fila solo la moglie, se c'è. Egli tradisce solo un sentimento comunitario, quotidianamente violato ovunque tu sia.
Finirà tutto in una bolla di sapone. Il povero Moggi sarà esiliato in una dimora dorata e compirà i suoi giorni affondando barchette di carta. Cadranno teste e altri organi e tutto ricomincerà un'altra volta.
Sono anni che si parla di questi personaggi come dei più inafferrabili latitanti mafiosi, e adesso sembrano tutti caduti dal pero.
Gli scandali si susseguono a ripetizione, sono parte del gioco che per sua fortuna è di squadra e come diceva quel tale, ci fosse solo uno, uno solo, un solo buono tra questi cattivi sarebbe ancora giusto bruciare tutta la città?


La Pinta

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La vita 
venerdì, maggio 12, 2006, 23:58


la vita
l'amore
la casa
la chiesa
la strada

la vita
i fianchi
le gambe
le calze
i tacchi

la strada
l'asfalto
la gomma
appiccicata
sulle calze

la cicca
la carta
il sacchetto
la coca

e l'erba
i grilli
schiacciati
per caso
la scarpa

la prugna
per terra
le gambe
le calze
le scarpe

la strada
migliore
la casa
l'amore
per te..



La SantaMaria


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Galateo 
lunedì, aprile 24, 2006, 20:22
Una sera, in stalla, si raccontava una storia di paese con quel vago sapore di leggenda metropolitana.
È la storia di due amici affamati dal viaggio che entrano in trattoria.
Le storie agricole di 'una volta' hanno sempre un contorno di gran fame, a sentirle sembra che tutto il giorno si vivesse, si lavorasse, ci si ingegnasse solo per qualcosa da mangiare.
Fino a poco tempo fa, voi umani, non eravate tanto distanti dal mondo animale, che si sveglia al mattino e comincia a cercar cibo.
Civiltà è una parola che significa solo mutamento dei bisogni. Un popolo è più civile quando anziché il cibo cerca telefonini, auto, moto, piscine.
Ma torniamo ai nostri amici.
Entrano, si siedono e ordinano due bisteccone di manzo (crudeli) e un litro di vino rosso. Parlano e bevono vino finchè si avvicina il cameriere che appoggia al centro del tavolo un vassoio con due bistecche fumanti: una grande e una piccola.
I nostri già con l'acquolina in bocca le guardano in sorpreso silenzio. Al che il più furbo attacca con galanteria e suggerisce: prego, serviti pure.
L'altro, ammirato, rifiuta l'invito e passa la mano.
No no, continua il primo, prendi prima tu.
Il secondo allora senza batter ciglio fiocina la bistecca più grossa e se la sposta nel piatto.
Il primo, stranito, farfuglia: ma..hai preso la più grossa!
Certo, risponde l'altro serafico, perché tu quale avresti scelto?
La più piccola!
Bhè allora siamo a posto, ti ho lasciato proprio quella!


La Nina



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Da Manuale 
venerdì, aprile 21, 2006, 02:46

I 4 elementi necessari al seme per aprirsi e incominciare la
galoppata sono, come tutti sanno: terreno, acqua, luce e calore.
Ovunque essa sia ci devono essere queste 4 condizioni
affinché tutto possa cominciare.
A pensarci bene un seme resta vivo in attesa nel tuo barattolino
anche per un anno, passando primavere, estati e autunni
caldi, ma allora come fa a capire quando è il momento giusto
per cominciare? La Natura ha previsto che il momento è
quando questi 4 elementi convergono tutti insieme in quantità
precise. La Natura è una macchina perfetta con milioni,
miliardi di variabili ed ognuna determina un'azione. Quando
tutte le condizioni sono raggiunte, è l’ora.
A questo punto il letto di crescita c'è, l’acqua ce la metti tu,
la luce te la regala il sole e il calore lo compri dalla compagnia
del gas. Solo la natura offre tutto gratis.
Pensa a tutta la tua avventura come a una corsa in macchina,
come a una canzone. Si accende, comincia, si prende il
ritmo che non si può più interrompe fino alla fine. Tutto deve
scorrere in armonia e senza pausa.
Questo non significa che sarai sempre impegnato con il tuo
tamagochi ma certe funzioni vanno necessariamente svolte
perché se la musica s’interrompe è tutto finito e come qualsiasi
cosa morta, sarà morta e niente di più.


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Ho capito tutto! 
giovedì, aprile 13, 2006, 02:28


Ho avuto una visione, ho visto il futuro.
Andrà così.
Berlusconi non sarà più presidente del consiglio. Per dovere civico e con il consenso della nuova maggioranza l'attuale governo porterà il paese fino alle elezioni del nuovo presidente della repubblica. Il presidente viene eletto ma dal parlamento ancora in carica. Il parlamento vota berlusconi presidente della repubblica e questi da presidente dà l'incarico di governo alla coalizione uscente, per mantenere stabilità, si dirà.

La Nina

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Io non sono un uomo.. 
martedì, aprile 11, 2006, 23:21


Io non sono un uomo intelligente ma se mi tolgo i sandali so contare fino a 20.
Fatemi capire, corigetemi se sbaglio.
A scuola mi hanno insegnato che in una Repubblica Parlamentare le leggi e le riforme devono avere il benestare di ambedue le camere.
La nuova legge elettorale garantisce una buona maggioranza alla Camera dei Deputati per cui la governabilità risulta possibile.
Al Senato però la riforma non interviene e la situazione che ne risulta è quella che assegna 158 seggi alla coalizione che detiene il potere sulla Camera e 156 seggi all'opposizione.
Considerando le dichiarazioni dei vincitori in termini di seggi che escludono la possibilità di permettere un Presidente di Camera all'opposizione ne risulta che i voti disponibili per il Senato diventano 157 a 156.
Un voto di differenza.
Allora, supponiamo che la Camera approvi una Legge che poi passa al Senato e supponiamo che i senatori siano tutti in aula meno due della coalizione vincente che sono in ritardo perchè l'aereo ha perso qualche quarto d'ora.
Comincia la votazione e il Senato respinge.
La Legge torna alla Camera e viene ridiscussa, modificata, rivotata e dopo un po' di mesi torna al Senato, e chissà, qualche franco tiratore, qualche influenza, qualche pianista e flop, si torna alla Camera..
C'è qualcosa che non torna.

La Pinta


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da MANUALE 
giovedì, marzo 30, 2006, 23:05
"I semi che avrai recuperato di fortuna non saranno tutti
buoni. Alcuni sono piccoli, verdi o gialli e a forma di diamante.
Questi per certo non sono buoni. Durante le cernite metti da
parte quelli marrone scuro, quelli tigrati, i chiazzati e i verde
molto scuro. Quest’ultimi non sono maturi ma potrebbero
diventarlo con qualche mese di tempo.
Cerca di conservarli in un un barattolino che una volta chiuso
sia pieno fino all’orlo per evitare che stiano a troppo a contatto
con l’aria e le sue variazioni di umidità. Se sono pochi
infilali in un cilindro porta aghi che avrai preventivamente sottratto
dalla cesta di cucito della tua mamma. Il tappo di questi
contenitori è ben sigillato.
Un metodo rude ma veloce per selezionare i buoni dai cattivi
è quello di metterli sul tavolo e fare una leggera pressione
con il pollice. Se si rompe subito significa che è vuoto e non va
bene neanche per il canarino che hai in terrazzo. Devi però
imparare la giusta pressione o rischierai di fare la strage degli
innocenti.
I semi vuoti comunque sono facili da individuare. Il giorno
prima della semina puoi immergere tutti i semi in un bicchiere
d’acqua. Ventiquattrore dopo i semi sul fondo saranno quelli
pieni da piantare e quelli galleggianti invece da fiondare sul
davanzale. Non essere egoista, pensa anche ai passeri.
Arriveranno a frotte.
Questo sistema dell’acqua nei manuali tradizionali è sconsigliato
o sostenuto: gli uni asseriscono che inumidendo il seme
prima di piantarlo si indebolisce la futura pianta, gli altri che
l’acqua trattenuta sarà una preziosa riserva nel periodo della
germinazione.
Per certo c’è che i semi piedi d’aria galleggiano e quelli che
contengono qualcosa affondano."



L'agricolo si sta muovendo. È tempo di mettersi all'opera. Il sole chiama.




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